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Da qualche anno a questa parte il termine “globalizzazione” ricorre spesso nel linguaggio informatico, giornalistico, familiare, ecc. Con questa parola, derivata dal francese “globalisation”, si suole indicare tutto ciò che da nazionale diventa mondiale. Economia, politica, scambi di mercato con l’intero globo.
Per far sì che i vari paesi del mondo ineriscano tra loro, vengono messe in campo le varie competenze di questi per apportare cambiamenti globali per i diversi tipi di società presenti sulla terra. Gli otto paesi più industrializzati del mondo si riuniscono annualmente per argomentare sui problemi del pianeta e cercare eventuali soluzioni per risolverli. Ma prenderanno le decisioni giuste? I vantaggi della globalizzazione li hanno avuti in primis : Stati Uniti, Unione europea, Giappone e alcuni stati del medio oriente.
I cittadini dei paesi industrializzati godono di un grande benessere e si arricchiscono sempre di più grazie al commercio mondiale, mentre la parte restante del mondo non ha alcun beneficio, come l'Africa e alcuni paesi dell'Asia, come in Bangladesh restano poveri e non si arricchiscono mai.
Insomma, uno svantaggio della globalizzazione è questo: i benefici ci sono stati e ci saranno ma solo nei paesi ricchi, mentre i paesi poveri subiscono e vengono sfruttati dalle multinazionali per un lungo periodo di tempo. Ad esempio impiantare fabbriche tessili e tecnologiche nei paesi ricchi costa molto, così le multinazionali vanno ad impiantare nei paesi sottosviluppati le loro fabbriche creando inquinamento e sfruttamento molto spesso minorile.
Pertanto questa “globalizzazione” ha soltanto contribuito ad ampliare il divario tra paesi ricchi e quelli poveri, invece di colmarlo. Il G8 dovrebbe occuparsi di questa situazione, ma non sembra che riesca a risolverla. Magari dobbiamo prendere l’iniziativa noi, in quanto cittadini del mondo. Edoardo Gardiol - classe IV C Liceo Scientifico “M. Curie” di Pinerolo (TO)
30 aprile 2010
Altri punti di vista per approfondire: IL SOLE 24 ORE, 22 aprile 2010: "La vera domanda: perché andiamo più piano?" |