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Internet e Musica: quale futuro? Stampa E-mail
La musica ha subito molte trasformazioni nella recente storia: dal vinile alla cassetta negli anni '70, dalla cassetta al cd negli anni '80-'90 (la cosiddetta digitalizzazione) ed infine dagli anni '90 in poi si è passati dai cd ai file audio, sopratutto il mp3, leggibili da qualsiasi computer.

Questo ultimo passaggio ha portato grandi cambiamenti nel mercato della musica.

Internet e Musica: quale futuro?Il nuovo mercato musicale, usato sopratutto dai giovani, porta numerosi vantaggi, il primo dei quali è la comodità, in quanto è possibile ora avere l'equivalente di uno scaffale di cd in una chiavetta da pochi gigabyte mantenendo pressoché inalterata la qualità.

La innumerevole disponibilità di artisti e generi diversi porta ad un possibile arricchimento culturale di un qualsiasi amante della musica, anche se spesso porta alla svalorizzazione della musica dal punto di vista contenutistico.

Questo mondo di possibilità rende inoltre molto più facile la diffusione della propria musica grazie a siti come MySpace, dal quale sono già stati scoperti diversi gruppi ora considerati “mainstream” tra cui Lily Allen e gli Arctic Monkeys.

Questa troppa disponibilità porta inevitabilmente alla diffusione illegale di musica tra i “surfer” dell'internet, la cosiddetta pirateria musicale. Questo problema venne notato dalle case discografiche per la prima volta nel '99 con la creazione, da parte dello studente americano diciannovenne Shawn Fanning, del primo programma “peer to peer”: Napster. Le case discografiche procedettero subito legalmente e nel 2002 il programma venne chiuso, ma questo primo programma p2p diede l'inizio a centinaia di programmi simili in tutto il mondo tra cui Emule e Bittorent per citare alcuni tra i più famosi. Il problema di questo commercio illegale è ovviamente l' infrazione dei copyright di ogni singola canzone eppure, nonostante le numerose azioni legali iniziate dai discografici per lo più contro ragazzi, questo processo continua.

Le case discografiche quindi si sono trovate a dover ricavare profitto in altri modi.
La prima tecnica da loro adottata per rimediare alla perdita nella vendita di cd è stata quella di aumentare il costo delle performance live. Ma la soluzione migliore è stata certamente quella trovata dalla Apple la quale con la creazione del portale virtuale Itunes è riuscita, grazie anche al costo ridotto dei prodotti (0,79 centesimi a canzone), alla semplicità e alla diffusione degli Ipod, ad ottenere il primato sulla vendita di musica online.

Le case discografiche e gli artisti si stanno lentamente adattando a questo nuovo mercato, basta vedere l'atto ammirabile dei Radiohead che hanno proposto ad offerta libera il loro ultimo cd su internet, perché hanno capito che la commercializzazione su internet è il futuro della musica.

Matteo Thomas Olivieri Dancey - classe IV C
Liceo Scientifico “M. Curie” di Pinerolo (TO)

28 maggio 2010


Altri punti di vista per approfondire:
Dday.it, 6 maggio 2010: "Ma è davvero tutta colpa del P2P?"

 
 
 
     
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