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Purgatorio tra vita e morte Stampa E-mail

Eluana Englaro,giovane donna di Lecco, nel 1992 ebbe un incidente stradale e rimase in stato vegetativo persistente fino alla sua morte avvenuta nel febbraio del 2009. Dopo 17 anni di scontri giudiziari un decreto della Corte di Appello di Milano diede al padre di Eluana il diritto di spegnere la vita di sua figlia.

Purgatorio tra vita e morteQuesta paziente rappresenta a tutti gli effetti  un'eccezione alla legge italiana dove l'eutanasia attiva, ossia la morte provocata da farmaci, è assimilabile all'omicidio volontario e il consenso del malato in stato di intendere e di volere o in caso di testamento biologico è inutile, infatti è perseguibile con reclusione da 6 a 15 anni. Le ultime foto di Eluana non rappresentavano più una donna ma una massa informe ricoperta di piaghe, un essere senza più la capacità di muoversi, di parlare, di capire, un essere senza più alcun tipo di emozione tenuto in vita da una macchina, senza speranza di un risveglio: è giusto privare un essere della sua dignità ed imporgli un respiro artificiale che egli stesso non sceglierebbe? Il vero problema è cambiare la legge che alla luce di casi come Englaro, Moroni o Welby si è rivelata ingiusta ed ha emesso sentenze contraddittorie rispetto alle disposizioni tradizionali.

Sarebbe giusto, una volta raggiunta la maggiore età, come si dà la possibilità di votare, allo stesso modo dare la possibilità di scrivere un testamento biologico modificabile nel tempo e in caso di incidente tenerne conto!In questo modo la responsabilità è solamente del paziente poiché chiunque esegua l'eutanasia attiva, passiva o il suicidio assistito non è tenuto a fare nessuna scelta morale: il medico è tenuto semplicemente a eseguire un ordine.

Un recente sondaggio pubblicato anche su Torino medica afferma che il 92% dei medici è favorevole all'eutanasia, il 74% si rende disponibile alla morte passiva, di questi l'83% anche a quella attiva, l'8% si dice addirittura disponibile a praticare l'eutanasia in modo illegale. Queste persone sono quelle che vivono nella realtà dell'eutanasia e il loro giudizio, determinato dall'esperienza, nasce da richieste di persone che soffrono e non sono ascoltate per causa di una legge immorale.

Il destino che la nostra legge prevede per questi malati è atroce: priva le persone della dignità, costringendole ad una sorta di “purgatorio in Terra”, inoltre non permette ai loro cari di rassegnarsi alla perdita; quindi, vedendo casi come Englaro al telegiornale spendiamo più di una chiacchiera: prendiamo posizione e tentiamo di cambiare la legge! 

Francesca Sblendorio - classe IV C
Liceo Scientifico “M. Curie” di Pinerolo (TO)

21 maggio 2010


Altri punti di vista per approfondire:
Salute.aduc.it, 13 maggio 2010: “Italia - Biotestamento, finito l'esame del ddl 'tortura'

 
 
 
     
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