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Oggi: la storia
La Libia, teatro di guerra
Dalla guerra italo-turca all’operazione “Odissea all’alba”

Nei giorni in cui l’Italia festeggiava con grande trasporto e partecipazione i 150 anni dell’Unità nazionale, hanno cominciato a spirare sempre più forti i venti di guerra nella Libia di Gheddafi.
La Libia, teatro di guerraUn esile e tragico filo bellico lega la storia dei rapporti della nostra nazione con il Paese nordafricano. Proprio cent’anni fa si celebrava da noi il cinquantenario dell’Unità con la costruzione di uno scenario in cui la nuova Italia si accingeva ad assumere un ruolo di grande potenza mediterranea. Alla fine di settembre del 1911, poi, le ambizioni coloniali portavano alla dichiarazione di guerra contro l’impero turco-ottomano per il controllo di Tripolitania e Cirenaica, che furono alla fine annesse al Regno d’Italia insieme al Dodecanneso. Quelle regioni, di romana memoria, sono le stesse in cui ancora oggi si divide la Libia: la Cirenaica, nell’est del Paese, sembrava essersi liberata dal controllo del regime, mentre la Tripolitania è diventata teatro dei più duri scontri tra le truppe fedeli a Muammar Gheddafi e gli insorti. Poi, la decisione dei Paesi della Nato di intervenire per ottenere la resa del raìs che da quarant’anni detiene il potere in Libia. Con l’operazione “Odissea all’alba” le forze d’Occidente si sono schierate a fianco del movimento rivoluzionario che ha interessato tutto il nord Africa, in questo inizio di 2011.
Oggi come un secolo fa l’Italia è in prima linea. Esposta per motivi geografici non meno che per motivi diplomatici ed economici. Certo sono profondamente cambiate le situazioni, gli attori e i destini che entrano in gioco nel nuovo secolo. Il Mediterraneo, da sempre centro del mondo atlantico, ha nuovamente una funzione storica cruciale: in tutte le sue sponde è un mare europeo, crocevia fondamentale dei flussi migratori dei popoli, che stanno cambiando la fisionomia etnica del continente. È davvero tempo che tra i Paesi africani mediterranei e l’Unione europea si proceda gradualmente a stabilire trattati di associazione e collaborazione istituzionalizzata. Altrimenti non ci sarà rivoluzione democratica compiuta, ma una situazione di perdurante instabilità che non darà mai pace, rinnovamento e sviluppo al nord Africa.

Alessandro Parola

22 marzo 2011
 
 
 
     
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